La terapia Cognitivo Comportamentale

Con terapia cognitivo comportamentale (CBT) si identifica una famiglia di interventi che sono ampiamente riconosciuti come l’insieme di trattamenti evidence-based psicologici applicati a numerosi problematiche psicologiche. La CBT non è un insieme monolitico di teorie e procedimenti e nella sua evoluzione ha attraversato diverse epoche, generazioni o ondate distinte. Come in tutte le discipline scientifiche, anche la psicoterapia è soggetta ad una continua evoluzione, nell’obiettivo di incrementare l’efficacia e di mantenere i risultati nel tempo. Recentemente, nell’ambito della terapia cognitivo-comportamentale si è sviluppata quella che alcuni studiosi hanno denominato “terza generazione” (o “terza onda”). Le terapie comportamentali si possono suddividere in 3 generazioni (Hayes, 2004).
• Terapia comportamentale tradizionale
• Terapia cognitivo-comportamentale
• Terapia cognitivo-comportamentale di terza generazione.
La prima generazione è stata la terapia comportamentale con l’applicazione di principi di apprendimento a metodi progettati per modificare il comportamento manifesto. Alla fine degli anni ’70, la terapia comportamentale entra nell’era della CBT classica: una nuova generazione di metodi e concetti incentrati sul ruolo dei modelli di pensiero disadattivi, nell’emozione e nel comportamento e sull’uso di metodi per individuare e modificare tali modelli. Le terapie di terza generazione mantengono un forte legame con la psicologia come scienza di base, in termini di attenzione alla verifica sperimentale, ai progressi, al cambiamento del singolo paziente. Gli obiettivi terapeutici si estendono oltre la soluzione dei problemi specifici che caratterizzavano la tradizione comportamentale, fino a comprendere i disturbi della personalità e problematiche di tipo esistenziale. Questi trattamenti mirano alla costruzione di repertori ampi, flessibili efficaci e rilevanti per la vita del paziente, più che all’eliminazione di problemi accuratamente definiti. Il passaggio dalla seconda alla terza generazione delle terapie cognitive comportamentali è coinciso con l’introduzione della mindfulness all’interno della pratica terapeutica.
I modelli teorici di terza generazione enfatizzano concetti quali la consapevolezza, le emozioni, l’accettazione, la relazione, i valori, gli obiettivi e la meta-cognizione. Nuovi modelli e approcci di intervento includono L’Acceptance and Commitment Therapy (ACT), la terapia dialettica comportamentale (DBT), la terapia cognitiva basata sulla mindfulness, la psicoterapia analitica funzionale, terapia meta-cognitiva e molti altre
I Punti focali delle psicoterapie di terza generazione riguardano:

 

La Fusione cognitiva: la relazione con le proprie esperienze interne

Spesso gli esseri umani tendono ad identificarsi con i propri pensieri e le proprie emozioni trasformandoli in fatti concreti. Essere “fusi” significa rimanere intrappolati nei propri pensieri, al punto che essi dominano la nostra consapevolezza e influenzano il nostro comportamento. Nello stato di fusione cognitiva siamo inseparabili dai nostri pensieri, così presi da non essere nemmeno consapevoli di ciò che stiamo pensando. Nello stato di fusione un pensiero può sembrare verità assoluta, piuttosto che una regola da seguire assolutamente, una minaccia da cui sbarazzarsi, qualcosa che sta accadendo qui ed ora, anche se riguarda il passato, qualcosa che cattura tutta la nostra attenzione, qualcosa che non si riesce a lasciar andare anche se peggiora la nostra vita.

L’evitamento esperienziale

La conseguenza di questo atteggiamento di fusione è l’adozione di strategie cognitive e comportamentali volte a cambiare la forma o la frequenza di queste esperienze interne. L’evitamento esperienziale significa cercare di evitare, sbarazzarsi, sopprimere o fuggire dalle esperienze private dolorose. Per esperienza privata si intende qualsiasi esperienza che una persona può avere e che nessun altro può conoscere, a meno di non esplicitarlo volontariamente. Possono essere ricordi, immagini, pensieri, emozioni, sensazioni, bisogni.

 

Il restringimento del repertorio comportamentale

Il restringimento del repertorio comportamentale del soggetto è a sua volta una conseguenza chiara dell’evitamento esperienziale. Esso si verifica quando gli individui, nel tentativo di non entrare in contatto con esperienze interne negative, rinunciano a impegnarsi in azioni finalizzate a perseguire i valori e gli obiettivi personali. Spesso queste restrizioni comportamentali sono talmente automatiche che i pazienti, sebbene sperimentino la sofferenza ad esse connessa, non sono consapevoli del ruolo che giocano nel perpetuare il disagio psicologico e, di conseguenza, della propria insoddisfazione. 

Le terapie cognitive di terza generazione identificano così nell’accettazione e nella pratica della mindfulness le strategie d’elezione per operare il cambiamento e implementare il benessere psicologico. Il focus terapeutico negli approcci di terza generazione è volto a favorire la libertà di scelta e la flessibilità: i pazienti sono spinti a impegnarsi in azioni utili a perseguire i loro valori personali. Nel tentativo di ampliare il proprio repertorio comportamentale, con i conseguenti benefici in termini di qualità di vita, è normale che essi possano sperimentare esperienze interne negative; il problema si verifica quando un paziente interpreta l’incoerenza tra esperienze interne e obiettivi personali come prova del fatto che in lui ci sia qualcosa che non va o come un segnale che il comportamento debba essere modificato.

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